Sabrina Franchini: dai pezzi unici alla ‘Slow Bag’

Designer affermata, da anni lavora nella moda insieme alla figlia Giulia Rebecchi

Modena, 15 dicembre 2015 – Sabrina Franchini e Giulia Rebecchi. La prima è una fashion designer italiana che collabora con diversi brand nella progettazione di collezioni di abbigliamento total look. I serrati ritmi lavorativi e le esigenze dei 4 figli la portano nel 2012 a mettere a punto la sua borsa ideale: leggera, capiente, discreta. E’ nata così la Slow Bag, una grande shopper quotidiana da ‘indossare’ 24 ore, perché ci sta tutto. ‘Sabrina Franchini Bags’ ora è un team di persone che produce borse e le distribuisce in tutto il mondo. Giulia Rebecchi è una dei quattro figli. Ha cominciato con sua madre, e ora lavora per l’azienda di moda Brama.

Sabrina, quanto è contata Modena nel vostro percorso creativo?

“Abbiamo avuto la fortuna di nascere in una piccola città dove la creatività è spontanea. Giulia e io abbiamo iniziato a collaborare nel 2011 creando delle collezioni di pezzi unici di abbigliamento e accessori che vendevamo nello studio stilistico di Viale Tassoni 123, trasformandolo in pop-up store and party per 10 giorni. Il ’10days’ era una festa che sprigionava una grande energia per la partecipazione di tanti amici di tutte le età che insieme interagivano e si esprimevano. Da lì è stato facile avere nuove idee  enfatizzate dalla tradizione della nostra artigianalità che si trasmette da generazioni, con una produzione che conosce e pratica il rispetto delle persone e della natura”.

Lavorare insieme cosa comporta?

“E’ la sensazione di energia rinnovabile, è un’esperienza meravigliosa e un grande privilegio. Per Giulia è stata anche la possibilità di esprimere la sua energia con le spalle forti della mia esperienza. Ora lei ha intrapreso un percorso diverso, ma continuiamo a confrontarci”.

Qual è per voi la sottile linea che divide la parola creatività dal concetto di business?

“La nostra idea di business è in opposizione con la serialità industriale, in favore di un’artigianalità italiana con grandi capacità e competenze, ma che sopravvive con difficoltà. Così il nostro progetto creativo è l’unicità. Facciamo pezzi esclusivi, curati nella scelta dei materiali e nella ricerca delle forme, con grande passione. Crediamo che sia la strada giusta”.

Dove cercate i vostri riferimenti, a che cosa guardate quando progettate?

“La nostra ispirazione è continua, è il vivere quotidiano perché cerchiamo sempre di guardarci intorno e siamo circondate da tanta bellezza, amiamo il cinema e le mostre d’ arte contemporanea. Ascoltando la nostra curiosità e confrontandoci abbiamo la sensazione di una grande energia creativa”.

Come vivete il rapporto con le aziende?

“Con passione, siamo un team di persone provenienti da background diversi unite dallo stesso amore per le cose belle e che crede fortemente nella forza del Made in Italy“.

L’artista Lisa Ponti, figlia del grande Giò, dice: ‘ho sempre fatto solamente ciò che mi riesce semplice’. Cosa ne pensate di questa affermazione?

“Ciò che piace e riesce facile è ciò che noi amiamo fare, anche se nel nostro lavoro mettiamo un continuo impegno”.

Se doveste portare indietro quattro cose da un viaggio, quali sarebbero?

“Sicuramente foto di persone del posto che ci attraggono per il loro senso estetico, una mappa della metropolitana e una moleskine piena di indirizzi di posti che ci hanno colpito”.

Last but not least… quanto conta la famiglia in un percorso creativo?

“Il fatto di avere una famiglia numerosa è stata una grande ricchezza di stimoli e di relazioni, ma soprattutto la possibilità di guardare le cose con lo sguardo dei bambini, che è una cosa stupenda”.

di ALESSANDRO JUMBO MANFREDINI

Fonte: Il Resto del Carlino